Un genogramma di una grande famiglia nigeriana è fondamentalmente diverso da quello di una piccola famiglia svedese – e chi pensa che sia solo una questione di dimensioni non ha ancora visto la parte più interessante della storia.
Per lungo tempo, la terapia familiare ebbe un punto cieco di proporzioni notevoli: partiva da un modello familiare occidentale, generalmente di classe media bianca – due genitori, due o tre figli, forse dei nonni ai margini. Un modello universale quanto l'idea che tutti mangino con coltello e forchetta. Ma che fare delle famiglie in cui cinque generazioni vivono sotto lo stesso tetto? In cui « lo zio » non è un parente consanguineo, ma il migliore amico del padre, che esercita tuttavia più influenza di molti parenti di sangue? In cui la nonna ha più autorità dei due genitori messi insieme, e tutti trovano la cosa perfettamente normale?
Nel 1995, Kenneth Hardy e Tracey Laszloffy pubblicarono nel Journal of Marital and Family Therapy (vol. 21, n° 3) un articolo che dava un nome a questo punto cieco: il « Cultural Genogram ». La loro tesi era tanto semplice quanto scomoda – non si può comprendere una famiglia senza comprendere la cultura in cui vive, e non si può comprendere la cultura prendendo la propria come metro.
Monica McGoldrick, che in ogni caso non aveva mai indietreggiato davanti alle domande scomode, riprese questa idea e ne fece un elemento centrale dei suoi lavori successivi. Nelle edizioni rivedute della sua opera di riferimento, sottolineò sempre di più ciò che avrebbe dovuto essere ovvio: i genogrammi devono poter rappresentare i fattori culturali – esperienze migratorie, impronte religiose, esperienze di discriminazione, barriere linguistiche e tutte quelle regole invisibili che una cultura trasmette alle sue famiglie senza mai pronunciare una sola parola al riguardo.
Le nuove domande
Il genogramma ampliato non chiede più solo: Chi appartiene alla famiglia? Ma anche, ed è la vera domanda avvincente: Quali regole culturali determinano il funzionamento di questa famiglia – e quali di queste regole non si deve soprattutto enunciare?
- In molte famiglie asiatiche, la gerarchia per età è così pregnante che un genogramma senza questa informazione sarebbe significativo più o meno quanto una mappa senza curve di livello.
- Nelle famiglie afroamericane, le famiglie elette (chosen families) giocano spesso un ruolo altrettanto importante dei parenti consanguinei – e chi le lascia da parte nel genogramma lascia da parte metà del quadro.
- Nelle famiglie con background migratorio, il conflitto culturale tra le generazioni genera i propri schemi visibili nel genogramma: i nonni si aggrappano al vecchio mondo, i nipoti vivono in quello nuovo, e la generazione dei genitori sta tra i due cercando di essere entrambe le cose insieme.
Questa estensione fece del genogramma uno strumento veramente universale – applicabile non solo negli studi occidentali, ma ovunque gli esseri umani vivano in famiglie, cosa che, per quanto se ne sappia, accade ovunque.